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Dr. Lorella Fornaro Psicologa e PsicoterapeutaDr. Lorella Fornaro Psicologa e PsicoterapeutaDr. Lorella Fornaro Psicologa e Psicoterapeuta
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    Dr. Lorella Fornaro Psicologa e Psicoterapeuta
    articoli e pubblicazioni

    CERVELLO, CORPO, MENTE… CONNETTIAMOCI!!!

    19/08/2021
    By Lorella Fornaro
    dimagrire è nella testa

    DIMAGRIRE È NELLA TESTA

    08/06/2020
    By Lorella Fornaro

    COME AIUTARE UN FAMILIARE O UN AMICO CON UN DISTURBO DELL’ALIMENTAZIONE

    21/07/2019
    By Lorella Fornaro

    ESISTE UNA VERA DIPENDENZA DA CIBO?

    25/07/2018
    By Lorella Fornaro

    E SE IL CIBO DIVENTA “IL PROBLEMA”?

    18/05/2017
    By Lorella Fornaro

    CIBO: MEDICINA PER IL BENESSERE

    29/09/2016
    By Lorella Fornaro

    VIVERE IN SALUTE: MODIFICA LO STILE DI VITA!

    24/05/2016
    By Lorella Fornaro

    LE BAMBINE NON SONO BAMBOLE DI CARTA

    16/06/2013
    By Lorella Fornaro

    L’EMOZIONE DELLA PAURA

    21/07/2012
    By Lorella Fornaro

    VIAGGIO NELLA MENTE DI UN ABBUFFATORE

    16/09/2011
    By Lorella Fornaro

    IL CORPO COME SPECCHIO DELL’ANIMA?

    19/07/2010
    By Lorella Fornaro

    PROCESSI COGNITIVI COINVOLTI NELLA PERDITA E NEL MANTENIMENTO DEL PESO

    03/09/2009
    By Lorella Fornaro

    I DISTURBI DELL’ALIMENTAZIONE: TRAPPOLE DEL CORPO E DELLA MENTE

    08/05/2008
    By Lorella Fornaro

    ARTICOLI E PUBBLICAZIONI

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    LINK UTILI

    • www.psy.it
    • www.ordpsicologier.it
    • www.aidap.org
    • emdr.it
    • www.fidas-schiaffino.it
    La foto di intestazione è di Alessandra Caretto on Unsplash

    “...Quando il ghiaccio si scioglie, diviene acqua e scorre ovunque”

    Anonimo

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    Cellulare 338 4983037
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    IL DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO DI PERSONALITÀ | IL DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO DI PERSONALITÀ | Preoccupazione eccessiva per l’ordine, perfezionismo, inflessibilità, esigenze di controllo e rigidità morale.

Gli individui con questo disturbo sono estremamente scrupolosi e in genere riescono a raggiungere obiettivi, ma tendono a non concedersi un senso di genuina soddisfazione per il proprio lavoro o per i risultati raggiunti.

Inflessibili e severi, possono spesso essere autocritici, intransigenti e moralisti. Tengono molto all’autorità e alle regole. Non danno importanza agli aspetti emotivi dell’esperienza; tendono a concentrarsi in modo eccessivo sui fatti concreti.

Per quanto riguarda lo stile cognitivo, prestano attenzione ai dettagli fino a perdere di vista il senso globale delle cose. Tendono a essere meticolosi e precisi, ma hanno poca intuizione e incontrano difficoltà nelle attività che possono richiedere un maggiore livello di astrazione, creatività e fantasia.

È importante differenziare il disturbo ossessivo-compulsivo di personalità e il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC).
Nel DOC la sintomatologia è egodistonica e dunque l’individuo sperimenta un certo grado di disagio e sofferenza per i pensieri intrusivi da cui è tormentato (ossessioni) e che lo portano a mettere in atto ripetutamente delle azioni rituali (compulsioni).

Diversamente, i pazienti con un disturbo ossessivo-compulsivo di personalità non hanno ossessioni e compulsioni particolarmente gravi e pervasive, piuttosto mostrano aspetti di rigidità, perfezionismo e necessità di aderire a schemi prestabiliti che risultano egosintonici.

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Foto di Marek Pavlík su @unsplash
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Dott.ssa Lorella Fornaro
Psicologa e Psicoterapeuta
Responsabile del Centro Aidap di Parma
Specialista nella cura dei Disturbi dell’Alimentazione e dell’Obesità
Terapeuta Esperta EMDR-Practitioner

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#disturboossessivocompulsivodipersonalità 
#terapiacognitiva
    FOOD NOISE: “Rumore alimentare”. Molte persone pen FOOD NOISE: “Rumore alimentare”.
Molte persone pensano continuamente al cibo anche quando non hanno fame.

2️⃣
Dhurandhar e colleghi dell’Indiana University in un recente articolo del 2025 definiscono il food noise come “pensieri persistenti riguardanti il cibo, percepiti dalle persone come indesiderati e/o fonte di disagio emotivo, che possono causare sofferenza o difficoltà”.

3️⃣
Secondo questa definizione, non si tratta semplicemente di chiedersi cosa mangiare a cena, ma di una ruminazione mentale costante, opprimente e stressante, difficile da interrompere.
4️⃣
Il food noise non coincide né con la fame né con le voglie alimentari (cravings). 
La fame è un segnale fisico normale che regola l’equilibrio energetico dell’organismo. 
Le voglie vanno e vengono e dipendono dagli aspetti edonistici del mangiare, cioè dal piacere e dal desiderio associati al cibo. 

5️⃣
Il food noise, invece, è come un sottofondo costante: sempre presente, continuamente distraente. È come avere una radio nella testa che parla incessantemente di cibo, anche se non l’hai mai accesa e non riesci a spegnerla.

6️⃣
Alcuni provano frustrazione o senso di colpa per lo spazio mentale che il cibo occupa. Questo può compromettere la capacità di concentrarsi, ricordare informazioni, godersi momenti sociali, leggere un libro o guardare un film.

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#foodnoise
#disturbidellalimentazione
    IL DISTURBO DIPENDENTE DI PERSONALITÀ | É caratter IL DISTURBO DIPENDENTE DI PERSONALITÀ | É caratterizzato dalle vitale necessità di avere e mantenere rapporti personali che danno all’individuo la sensazione di non essere mai solo.
Tipicamente i soggetti che presentano questo disturbo hanno l’idea di essere incapaci di vivere da soli e di non essere in grado di affrontare gli eventi della vita. 

Si sentono smarriti, vuoti e inutili senza la presenza di una persona al loro fianco. Sentono, inoltre, la necessità di essere costantemente presenti e fondamentali nella vita della persona a loro vicina. Per questo richiedono spesso rassicurazioni e conferme e tendono a vivere qualsiasi gesto di allontanamento, anche minimo, come un possibile abbandono. 

L’assenza di una relazione significativa ed accudente fa percepire, alla persona dipendente, un senso di vuoto, la sensazione di assenza di scopi fino alla percezione di annientamento e di inconsistenza della propria persona.

Per evitare l’abbandono temuto, i soggetti dipendenti si adoperano per assicurarsi la presenza costante dell’altro, investono energie nel mantenere i legami e rendersi indispensabili.

Le persone che presentano un disturbo dipendente di personalità si sentono sbagliate, inadeguate, incompetenti; tale considerazione di sé le rende insicure e manifestano per questo un forte timore di essere abbandonati. 

Tale stato può portare allo sviluppo di emozioni, quali paura, terrore e ansia, che inducono la persona ad avere dei comportamenti, anche compulsivi, volti ad evitare l’abbandono.

Alcuni studi condotti sulle interazioni parentali, sostengono che comportamenti di dipendenza in età adulta sono associati ad uno stile genitoriale che determina e mantiene le rappresentazioni di sé come vulnerabile e inefficace. 

Foto di Zoltan Tasi su @unsplash 

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    IL DISGUSTO 🤢 È una delle sei emozioni di base, qu IL DISGUSTO 🤢
È una delle sei emozioni di base, quindi universalmente condivise, teorizzate da Paul Ekman nel 1992. 

2️⃣
Il significato principale è legato all’adattamento e alla sopravvivenza dell’organismo che spesso ci avvisa della potenziale pericolosità di alcuni stimoli, come agenti patogeni contenuti nei cibi.

3️⃣
Implica una sensazione di repulsione e potenziale contaminazione, accompagnati da comportamenti di evitamento dello stimolo che in alcuni casi possono salvarci.

4️⃣
La reazione a qualcosa che ci disgusta non è solo di tipo comportamentale, ma anche fisiologica ed espressiva.

5️⃣
Comportamentale
È quella più semplice da osservare. Il disgusto si manifesta come un allontanamento dall’oggetto, dall’evento o dalla situazione che lo generano.

6️⃣
Fisiologica
Il disgusto è associato a uno specifico stato fisiologico: la nausea.
Viene misurata attraverso domande rivolte direttamente alla persona (Rozin et al., 2016). 
È l’unica emozione primaria che ha una specifica firma fisiologica viscerale.
La speciale relazione tra disgusto e attivazione viscerale è stata studiata a fondo analizzando le misure elettrofisiologiche della nausea in relazione alla sensibilità e al grado di disgusto indotto dalla visione di immagini disgustose (Meissner et al., 2011). 

7️⃣
Espressiva
Esistono molteplici manifestazioni dinamiche del disgusto che riguardano il movimento di mani, viso e corpo.
Dalle osservazioni di importanti studiosi come Darwin (1872) è emerso che le caratteristiche della “faccia disgustata” sono principalmente quattro: l’apertura della bocca, l’estensione della lingua, la ritrazione del labbro superiore e la ruga del naso. 

8️⃣
Il disgusto è un'emozione rilevante in alcune patologie mentali come il disturbo ossessivo compulsivo, le fobie, i disturbi alimentari e i disturbi sessuali.

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#emozioni
#disgusto
    IL DISTURBO EVITANTE DI PERSONALITÀ | Marcata inib IL DISTURBO EVITANTE DI PERSONALITÀ | Marcata inibizione sociale con sentimenti di inadeguatezza e vergogna, ansia pervasiva e ipersensibilità ai giudizi negativi.

Le persone con disturbo evitante di personalità:

🔹 Tendono a essere ritirate socialmente e a evitare le relazioni interpersonali. 
🔹 L’isolamento pervasivo è fortemente radicato in una marcata sensibilità al rifiuto.
🔹 Desiderano stabilire rapporti con le altre persone, ma temono di essere ridicolizzate, criticate, umiliate o svalutate; pertanto, riescono a interagire solo con persone familiari o quando sono certi di essere accettate.
🔹 Timide e inibite, sono riluttanti a partecipare a situazioni personali o lavorative in cui potrebbero essere esposte al giudizio altrui, a perseguire degli obiettivi o impegnarsi in attività nuove.
🔹 Il mondo affettivo è pervaso da sentimenti intensi di ansia associata a vergogna. 
🔹 Si sentono costantemente in imbarazzo e sperimentano preoccupazioni, paure, sentimenti di inadeguatezza e scarsa efficacia.
🔹 Hanno una bassa autostima e si percepiscono insicure, apprensive, socialmente inette, poco attraenti o inferiori.
🔹 Le strategie difensive per gestire l’ansia le portano a mettere in atto comportamenti che riducono i loro spazi vitali.
Così, come in un circolo vizioso, anziché ridursi, l’ansia aumenta.

La prospettiva cognitiva mette in luce la centralità delle esperienze precoci, e dunque la componente ambientale, nell’eziologia del disturbo. 

I caregiver, attraverso critiche e severi rimproveri, avrebbero rimandato al bambino un’immagine di sé inadeguata, favorendo nel tempo l’instaurarsi di specifici schemi disfunzionali.

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Foto di Osmar do Canto su @unsplash

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    La tristezza 😔 2️⃣ L’emozione della perdita In re La tristezza 😔

2️⃣
L’emozione della perdita
In relazione all’evoluzione della nostra specie ha rivestito un ruolo fondamentale. La tristezza può essere considerata un segnale che il nostro sistema di attaccamento si è attivato.

3️⃣
Il sistema di attaccamento ci consente di segnalare all’altro il bisogno che abbiamo della sua presenza in momenti di difficoltà e costituisce le fondamenta delle nostre relazioni affettive più importanti.

4️⃣
Una delle funzioni principali della tristezza risiede proprio nel segnalare, alle persone a noi vicine, il bisogno della loro vicinanza e del loro sostegno. 

5️⃣
È un’emozione a valenza negativa che si sperimenta nel momento in cui perdiamo qualcosa di caro irrimediabilmente. A quel punto possiamo diventare molto tristi e continuiamo a ruminare in maniera autosvalutativa.

6️⃣
Proviamo tristezza quando percepiamo che un nostro scopo è stato irrimediabilmente compromesso.
La tristezza è il risultato della perdita di uno o più obiettivi in una o più sfere della vita.

7️⃣
I segnali fisiologici che aiutano a riconoscere la tristezza e a distinguerla da altre emozioni sono: la voglia di piangere, il sentirsi stanchi, privi di energia o di motivazione, la sensazione di vuoto, il desiderio di chiudersi e di stare da soli, la riduzione delle attività relazionali e prestazionali.

8️⃣
Accettare la tristezza è fondamentale anche per prevenire il disagio psicologico a lungo termine.
Le ricerche sulla regolazione emotiva, in particolare quelle condotte nell’ambito della mindfulness e della terapia dell’accettazione e impegno (ACT), mostrano che reprimere o evitare emozioni come la tristezza può amplificarne l’impatto e portare a condizioni più gravi, come la depressione.

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#psicoterapeutafornaro 
#emozioni 
#tristezza
    L’IMMAGINE CORPOREA è l’immagine del corpo umano c L’IMMAGINE CORPOREA è l’immagine del corpo umano che ci formiamo nella mente, cioè il modo in cui il nostro corpo ci appare.

È come un quadro del nostro corpo dipinto dalla nostra mente: nel guardarlo possiamo provare emozioni, possono emergere ricordi e sensazioni.

La rappresentazione mentale diviene così un processo di integrazione e mediazione fra percezioni, cognizioni ed emozioni che possono influire sulla nostra autostima.

Secondo Slade l’immagine corporea è costituita da diverse componenti:
🔹 PERCETTIVA (ad esempio, come la persona visualizza la taglia e la forma del proprio corpo);
🔹 ATTITUDINALE (quello che la persona pensa e conosce del proprio corpo);
🔹 AFFETTIVA (i sentimenti che la persona nutre verso il proprio corpo);
🔹 COMPORTAMENTALE (riguardante ad esempio, l’alimentazione e l’attività fisica).

La costruzione dell’immagine corporea e le sue eventuali alterazioni derivano da un insieme di aspetti neurobiologici, psicologici e socio-culturali.

Per quel che riguarda gli aspetti neurobiologici, alcune aree cerebrali collegabili sono:
🔹 Emisfero destro (determinante per la regolazione delle emozioni);
🔹 Insula, amigdala e giro superiore (che mediano le reazioni di disgusto e di avversione legate alle percezioni visive).

Tra gli aspetti psicologici si evidenziano esperienze evolutive avverse come l’influsso di umiliazioni subite per l’aspetto fisico durante infanzia e adolescenza.

A proposito degli aspetti socio-culturali, il modello tripartito di influenza socioculturale considera i genitori, i pari e i mass media, tre fonti che condizionerebbero lo sviluppo delle alterazioni dell’immagine corporea.

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    EMDR | Lasciare il passato nel passato. 2️⃣ Che c EMDR | Lasciare il passato nel passato.

2️⃣ Che cos’è? 
L’EMDR è un trattamento terapeutico ideato da Francine Shapiro nel 1987.
A partire dalla sua scoperta ha ricevuto sostegno empirico tramite studi clinici controllati randomizzati ed è stato riconosciuto come un metodo efficace per la cura del trauma e dei disturbi ad esso correlati.

3️⃣ Cosa significa?
L’EMDR (dall’inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing, ovvero desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) si avvale della stimolazione alternata dei due emisferi cerebrali, che presiedono alle funzioni cognitive ed emotive.

4️⃣ EM come Eye Movement (Movimenti Oculari), perché la stimolazione avviene soprattutto attraverso i movimenti oculari. 
La funzione è quella di riattivare il processo di elaborazione dei ricordi traumatici, portandoli gradualmente ad essere percepiti come lontani, distanti e, infine, potendoli ricollocare in una dimensione passata, più gestibile.

5️⃣ D come Desensitization (Desensibilizzazione): questo processo permette di ridurre l’intensità dell’emozione che si percepisce quando si ricorda un evento traumatico. La riduzione dell’attivazione emotiva faciliterà l’integrazione cognitiva.

6️⃣ R come Reprocessing (Riprocessamento): quando i ricordi sono stati elaborati e le emozioni correlate all’evento diventano ecologiche, i pensieri disfunzionali cominciano ad andare verso una risoluzione adattiva, nel presente arriveranno delle informazioni nuove che permetteranno il “ri-processamento” del ricordo. 

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Foto di Petri Heiskanen su @unsplash

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#emdr 
#trauma 
#cervello
    IL DISTURBO DA BINGE-EATING È stato descritto pe IL DISTURBO DA BINGE-EATING 

È stato descritto per la prima volta nel 1959 dal medico Albert Stunkard per illustrare le caratteristiche di un sottogruppo di pazienti con obesità ed episodi ricorrenti di alimentazione eccessiva e incontrollata: un comportamento da lui chiamato binge eating (“abbuffarsi”).

Studi successivi hanno confermato che il disturbo da binge-eating presenta caratteristiche distintive rispetto alla bulimia nervosa e all’obesità, ma solo nel 2013 è stato riconosciuto come un disturbo dell’alimentazione distinto dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5).

La caratteristica essenziale è la presenza di episodi di abbuffata ricorrenti. Un episodio di abbuffata è definito quando si verifica l’assunzione di un discreto periodo di tempo (es. meno di due ore) di una quantità di cibo effettivamente più grande di quella che le persone mangerebbero in un simile periodo di tempo e in circostanze simili.

Per essere considerato un episodio di abbuffata, l’eccessivo consumo di cibo deve essere accompagnato dalla sensazione di perdita di controllo. Un indicatore della perdita di controllo è l’incapacità di evitare di mangiare o di fermarsi quando si è iniziato.

A differenza della bulimia nervosa nelle persone con disturbo da binge- eating gli episodi di abbuffata non sono seguiti dall’uso regolare di comportamento di compenso (es. vomito autoindotto, uso improprio di lassativi o diuretici, digiuno ed esercizio fisico eccessivo). Gli episodi di abbuffate, inoltre, si verificano nel contesto di un’alimentazione eccessiva e sregolata.

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Foto di Patrick Fore su @unsplash

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