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VIAGGIO NELLA MENTE DI UN ABBUFFATORE

Significativi problemi di abbuffate, cioè assunzione di un’elevata quantità di cibo associata a un senso di perdita di controllo sull’atto del mangiare, affliggono circa il 30% delle persone che si rivolgono a degli specialisti per perdere peso. Alcune di queste soffrono di un disturbo dell’alimentazione chiamato dagli anglosassoni “Binge Eating Disorder” (BED) e tradotto in italiano “Disturbo da Alimentazione Incontrollata”. Il sintomo cardine del BED sono le abbuffate, ossia l’introduzione in un tempo limitato (per esempio, due ore) di una quantità di cibo significativamente superiore a quella che la maggior parte delle persone non affette da un disturbo alimentare mangerebbe nello stesso tempo e nella medesima situazione. Durante l’abbuffata si percepisce un senso di perdita di controllo sul cibo: “Non riesco a fermarmi, non so cosa mi succede in quei momenti… non mi accorgo nemmeno di mangiare, solo dopo vedo quanto cibo manca dal frigo!”. Non sono quindi considerate abbuffate le eccessive introduzioni di alimenti in cui si ha la piena coscienza, come chi esagera con il cibo durante una festa o chi sceglie consapevolmente di servirsi più volte di un piatto che gli è piaciuto. Rientrano, invece, tra le abbuffate le mangiate solitarie davanti alla televisione in cui spariscono, senza che il soggetto ne sia pienamente consapevole o riesca a fermarsi, confezioni intere di patatine, frutta secca, cioccolatini o quant’altro. L’abbuffata avviene rapidamente, senza che ne sia avvertita la necessità fisica e in solitudine, per la vergogna del proprio comportamento. A tale atto deve far seguito una spiacevole sensazione di pienezza gastrica, disgusto, tristezza o senso di colpa. Questo modo di alimentarsi, inoltre, deve essere vissuto con disagio e si deve verificare in media almeno due giorni la settimana per sei mesi. L’abbuffata nel BED, contrariamente a quanto avviene nella Bulimia Nervosa, ha un maggior significato edonico: mentre ci si abbuffa si apprezza l’odore, il gusto e la consistenza del cibo.
Da un’analisi retrospettiva dei pazienti, risulta che molti di loro utilizzano per l’abbuffata cibi differenti a seconda dello stato emotivo: alimenti che definiscono di consistenza “corposa”, salati e grassi, quando sono ansiosi; cibi “che si sciolgono in bocca”, dolci e ricchi di cioccolato quando si sentono depressi. Anche la quantità e la qualità del cibo introdotto sembrano correlare con le emozioni provate dal paziente. Le maggiori quantità sarebbero assunte in risposta all’ansia, mentre l’umore depresso porterebbe a ricercare cibi particolari di cui sono sufficienti quantità minori: la quantità è ansiolitica, la qualità consolatoria.
La parte del cervello coinvolta nella regolazione dell’appetito è l’ipotalamo, area altresì deputata al controllo delle emozioni. Questo suggerisce un possibile legame tra il comportamento alimentare e lo stato emotivo..
Ma quando le emozioni diventano cibo? Una frase di una mia paziente potrebbe essere esplicativa: “Una voragine incolmabile, un vuoto dentro che soltanto una dose enorme di cibo può colmare”.
 Stice e collaboratori (2000) in uno studio su 631 adolescenti hanno messo in relazione le emozioni negative con la tendenza alle abbuffate; questa relazione è più evidente nel sesso femminile. Le emozioni coinvolte sono molteplici: ansia, tristezza, disperazione, noia e rabbia. Qualsiasi stato d’animo negativo che superi la soggettiva soglia di tolleranza può scatenare un’abbuffata. Il desiderio di mangiare è vissuto come un impulso irrefrenabile, placabile solo con il cibo, un vero e proprio “craving” che travolge i propositi e la volontà. Non si può affermare semplicemente che per il binge eater il cibo ha sempre soltanto una “gratificazione compensatoria”; infatti, dietro le abbuffate si possono nascondere pensieri, stati d’animo e significati simbolici personali anche molto differenti. Le abbuffate, quindi, come una sorta di imbuto in cui confluisce tutto il disagio della persona: le sue emozioni e convinzioni disfunzionali, la sua incapacità di riconoscere gli stati interni e differenziare le sensazioni fisiche dalle emozioni.

Dott.ssa Lorella Fornaro
Psicologa e Psicoterapeuta
Responsabile del Centro Aidap di Parma
Specialista nella cura dei Disturbi dell’Alimentazione e dell’Obesità

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