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COME AIUTARE UN FAMILIARE O UN AMICO CON UN DISTURBO DELL’ALIMENTAZIONE

Se pensate che una persona a voi cara abbia un disturbo dell’alimentazione, ma non avete mai affrontato il problema con lei, anche se è un suo diritto decidere se curarsi o no, è tuttavia importante che riusciate a convincerla a raccogliere informazioni sul suo problema.

Non ci sono suggerimenti infallibili per raggiungere questo scopo, ma vanno sempre e comunque usate sensibilità e gentilezza.

Cercate di tenere sempre a mente che, in molti casi, chi ha un disturbo dell’alimentazione prova vergogna per il suo comportamento. Quello che è consigliabile fare è parlare a questa persona in privato dicendole che, anche se non siete degli esperti, pensate che possa avere un problema alimentare.

Se siete i genitori di un adolescente con disturbo dell’alimentazione, cercate di fare del vostro meglio per convincerlo a iniziare un trattamento specialistico perché questi disturbi nell’adolescenza hanno una prognosi buona, ma sono associati a gravi complicanze mediche e psicosociali.

INIZIARE BENE

Molte persone con un disturbo dell’alimentazione, possono talvolta reagire male ad alcuni commenti o tentativi di assistenza da parte di membri della famiglia o di amici. Questo comportamento, in molti casi, è la conseguenza dei sintomi da denutrizione: è stato, infatti, dimostrato che la denutrizione anche nei soggetti normali determina serie conseguenze emozionali come irritabilità, rabbia, umore depresso, sbalzi d’umore che si rendono particolarmente evidenti nelle interazioni con gli altri.

Spesso anche quando si offrono validi suggerimenti lo sforzo può non essere recepito positivamente dagli individui con un disturbo dell’alimentazione. È importante non scoraggiarsi e cercare di tollerare la frustrazione di non riuscire ad aiutare la persona malata. L’esperienza insegna che in molti casi, con il tempo, è possibile riuscire a convincere anche la persona apparentemente più resistente ed ostinata

STRATEGIE GENERALI

Incoraggiare la persona a chiedere un aiuto professionale.

Se la persona che soffre di un disturbo dell’alimentazione è un minore. In questo caso il genitore o il tutore dovrebbe insistere per ottenere un parere professionale poiché sono proprio i genitori a essere responsabili e hanno il dovere di garantire la sicurezza e il benessere del figlio/a.

Non è colpa della persona con disturbi dell’alimentazione. Una persona affetta da un disturbo dell’alimentazione sta cercando di risolvere una situazione o un conflitto trovando nella magrezza e nel controllo dell’alimentazione una pseudosoluzione ai sui problemi di autovalutazione.

Non fare commenti sul peso o la forma del corpo. Le persone con un disturbo dell’alimentazione solitamente hanno già ricevuto sul loro peso o forma del corpo dei commenti in passato e i vostri giudizi potrebbero risultare inefficaci, irritanti o diventare motivo di litigio.

Non tentare di forzare la persona a mangiare.

Chiedere consiglio allo specialista. Se una persona è in pericolo estremo di vita perché è molto sottopeso o si abbuffa e vomita molte volte al giorno è consigliabile chiedere consiglio allo specialista per affrontare la situazione.

Essere pazienti. La guarigione da disturbo dell’alimentazione richiede tempo, tuttavia è possibile con un trattamento adeguato.

fornire supporto. Assicurare la persona che non si trova da sola, che noi le vogliamo bene, che siamo veramente interessati a lei ed è questa l’unica ragione della nostra preoccupazione.

Fornire supporto. Assicurare la persona che non si trova da sola, che noi le vogliamo bene, che siamo veramente interessati a lei ed è questa l’unica ragione della nostra preoccupazione.

Dott.ssa Lorella Fornaro
Psicologa-Psicoterapeuta
Responsabile del Centro Aidap di Parma
Specialista nella cura dei Disturbi dell’Alimentazione e dell’Obesità

La foto è di Esther Wechsler on Unsplash